Dopo l’invito che gli avevo fatto nei giorni precedenti, domenica 16 marzo Silvio Berlusconi ha visitato “Cometa” a Como, una opera di straordinario valore, dove quattro famiglie accolgono 24 minori in affido in un contesto che favorisce l’educazione al senso e alla bellezza della vita.
Berlusconi è rimasto molto colpito da quella visita, da come i ragazzi sono accolti, dall’atmosfera di comunione che si respira, dalla bellezza del luogo, dall’umanità di chi la guida…
Ha scambiato tante battute con i ragazzi che lì sono ospitati, ha fatto felici soprattutto i piccoli tifosi rossoneri, in particolare uno a cui ha regalato l’orologio celebrativo del Milano realizzato in sole cento unità.
Ma la presenza di una leader politico in un luogo come Cometa ha un valore ancora più alto dell’inaspettata commozione che ha colto Berlusconi, e della pur preziosissima contentezza di qui bambini: il valore più alto sta nel fatto che l’esistenza di queste opere possa interrogare la politica, possa porsi come punto di giudizio e di provocazione. Lì non si incontrano strategie e progetti sociali, ma esperienze in atto, pezzi di realtà già cambiati.
La politica non può non partire da qui: sostenere le opere che già si fanno carico del bisogno, e favorire quell’assetto di sussidiarietà che rappresenta il miglior terreno dove opere di questo genere possano crescere e diffondersi.
martedì 18 marzo 2008
lunedì 17 marzo 2008
DA CDO ALLA POLITICA
Sino a poche settimane fa, non avevo mai pensato alla possibilità di occuparmi a tempo pieno di politica, e tantomeno di candidarmi alle elezioni politiche.
Come ho avuto modo di raccontare tante volte, le circostanze che mi hanno portato alla decisione di candidarmi per la Camera dei Deputati sono giunte completamente inaspettate.
Questo non significa però che “la politica” non abbia alcun punto di contatto con quello di cui mi sono occupato sino ad ora. Anzi. Sono convinto che l’impegno politico per me possa essere un naturale sviluppo della straordinaria esperienza che ho fatto in Compagnia delle Opere. E sono convinto che tale esperienza possa portare alla politica un contributo prezioso di esperienze, contenuti e riflessioni su tanti fronti: dal tema dell’impresa e dell’intrapresa a quello delle politiche sociali, dal tema del non profit a quello del lavoro e a tanti altri con cui sono entrato in contatto diretto.
Recentemente mi è capitata tra le mani un’intervista che avevo rilasciato lo scorso inverno. Alla giornalista, che mi chiedeva se avessi mai pensato di scendere in politica, avevo dato questa risposta: “Secondo lei lavorare con tante realtà economiche e di risposta ai bisogni, non è già fare politica? Chiedere un mercato del lavoro per cui chi non ha un’occupazione possa realmente trovarla, non è politica? E si potrebbe continuare a lungo con una serie di attività di Cdo che hanno questo genere di orizzonte. Fare queste cose per noi significa scendere in campo per la res publica, cioè per il bene comune”.
Per questo motivo non vivo la mia candidatura come un salto nel buio, ma sento che questa scelta si appoggia all’esperienza di Compagnia delle Opere, al suo mettersi al servizio delle imprese e delle realtà associate in difesa del bene comune.
Come ho avuto modo di raccontare tante volte, le circostanze che mi hanno portato alla decisione di candidarmi per la Camera dei Deputati sono giunte completamente inaspettate.
Questo non significa però che “la politica” non abbia alcun punto di contatto con quello di cui mi sono occupato sino ad ora. Anzi. Sono convinto che l’impegno politico per me possa essere un naturale sviluppo della straordinaria esperienza che ho fatto in Compagnia delle Opere. E sono convinto che tale esperienza possa portare alla politica un contributo prezioso di esperienze, contenuti e riflessioni su tanti fronti: dal tema dell’impresa e dell’intrapresa a quello delle politiche sociali, dal tema del non profit a quello del lavoro e a tanti altri con cui sono entrato in contatto diretto.
Recentemente mi è capitata tra le mani un’intervista che avevo rilasciato lo scorso inverno. Alla giornalista, che mi chiedeva se avessi mai pensato di scendere in politica, avevo dato questa risposta: “Secondo lei lavorare con tante realtà economiche e di risposta ai bisogni, non è già fare politica? Chiedere un mercato del lavoro per cui chi non ha un’occupazione possa realmente trovarla, non è politica? E si potrebbe continuare a lungo con una serie di attività di Cdo che hanno questo genere di orizzonte. Fare queste cose per noi significa scendere in campo per la res publica, cioè per il bene comune”.
Per questo motivo non vivo la mia candidatura come un salto nel buio, ma sento che questa scelta si appoggia all’esperienza di Compagnia delle Opere, al suo mettersi al servizio delle imprese e delle realtà associate in difesa del bene comune.
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