In queste settimane di campagna elettorale, a qualcuno è sembrato strano sentirmi ripetere spesso che la salvezza non viene dalla politica. Eppure è proprio così. Non è la politica che può rispondere ai desideri dell’uomo. Questa risposta invece la si incontra nella realtà, impegnando la propria libertà nella realtà.
In questa dinamica, la politica è importantissima perché ha due possibilità: o mortifica il desiderio dell’uomo e si pone come unica risposta ai desideri oppure crea un assetto sociale che facilita la possibilità per l’uomo di impegnare il proprio desiderio nella realtà.
Tra queste due impostazioni c’è un abisso, anche se apparentemente possono generare programmi che si assomigliano, come si sente ripetere frequentemente a proposito di Pdl e Pd.
Che invece tra i due programmi ci sia una differenza sostanziale, lo si capisce ad esempio dalle sfumature o dal modo in cui si intende arrivare a certi obiettivi: uno parte dalla convinzione che l’uomo può fare il bene, l’altro parte dalla convinzione che ciò che fa l’uomo è male e che quindi solo la politica può essere la risposta. Quest’ultima concezione si legge in filigrana nel programma del Pd, ma già è emerso con evidenza nei due anni del Governo Prodi. Sul fronte delle imprese, ad esempio, le politiche messe in atto dall’ultimo Governo rivelano una concezione per cui chi fa impresa è un truffatore e chi assume è uno sfruttatore. Da questa concezione nasce il recente provvedimento che impone a chi si vuole dimettere di recarsi dai sindacati: chi crea queste leggi lo fa perché è convinto che dietro tutte le dimissioni ci sono padroni cattivi.
Se oggi l’economia italiana si trova in una fase critica lo si deve anche alle ultime due finanziarie che hanno sottratto i soldi e le risorse che servivano alle famiglie per arrivare a fine mese, e alle imprese per creare sviluppo e occupazione. Sono arrivati addirittura a rendere indeducibili il 70 % degli oneri finanziari, così le aziende dovranno versare le tasse anche sugli interessi che pagano alle banche.
Come si può, invece, creare un assetto sociale che faciliti un impegno del proprio desiderio con la realtà? Occorre innanzitutto favorire i soggetti e le realtà in cui questo già avviene.
Faccio qualche esempio. Se avessimo la scuola migliore del mondo, potremmo essere garantiti sul fatto che gli insegnanti abbiamo un passione educativa per i nostri figli? No.
Però il sostegno alle scuole libere ci permette di scegliere quelle dove troviamo questa passione educativa, e questo genera un circolo virtuoso dato che valorizzando gli esempi positivi in qualche modo si costringe anche gli altri a migliorarsi.
Il 5x1.000 che consente di sostenere le opere non profit è un altro esempio di come la sussidiarietà permetta di riconoscere e valorizzare ciò che nasce dal popolo. Il Pdl chiede la stabilizzazione del 5x1.000 per evitare le incertezze in cui si è mosso sino ad oggi.
E ancora: il quoziente famigliare. Perché chi produce ricchezza per questo paese mettendo al mondo figli e quindi scommettendo sul futuro, non deve essere aiutato? Noi abbiamo inserito il quoziente famigliare nel nostro programma, mentre molti esponenti del Pd si sono espresse in senso nettamente contrario.
Programmi identici? Forse in apparenza. Ma basta grattare un poco la superficie…
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